Un bambino che ha scarso interesse per il cibo è destinato a sviluppare un Disturbo Alimentare?

I Disturbi del Comportamento Alimentare hanno, statisticamente, più spesso esordio durante l’adolescenza.

Tuttavia negli ultimi anni si tende ad attribuire sempre maggiore importanza agli esordi precoci, per via dell’aumento dei casi documentati di adolescenti o adulti affetti da disturbo alimentare, che hanno avuto, da bambini, problematiche relative alla nutrizione.

Non è possibile prevedere con assoluta certezza una evoluzione di questo tipo, anche se appare opportuno sottolineare che, alla luce delle evidenze scientifiche, sembra esistere una correlazione tra l’insorgenza infantile dei disordini alimentari e successive difficoltà in età più avanzata.

La diagnosi di disturbo alimentare infantile dovrebbe essere presa in considerazione quando un bambino mostra difficoltà significative a seguire regimi alimentari regolari, ovvero quando la sua alimentazione non è regolata dalle sensazioni di fame e sazietà.

Poiché, però, un bambino non è in grado di provvedere autonomamente alle sue esigenze alimentari, questo aspetto sarà strettamente dipendente da quanto, nella relazione con chi si prende cura di lui, si sia riusciti ad integrare le esigenze fisiologiche di quel bambino con le abilità di comprensione e di risposta del suo caregiver (la persona che se ne occupa).

Attualmente, difatti, si tende a definire tali disturbi in base all’età di esordio, distinguendoli in “Disturbi della Nutrizione” quando si presentano nei bambini, e “Disturbi dell’Alimentazione” quando l’esordio è dopo l’infanzia.

Se gli adulti, difatti, dovrebbero essere in grado di autoregolare le proprie scelte alimentari, nel caso dei bambini questa regolazione deve comprendere necessariamente chi si occupa di nutrirlo, e di conseguenza l’attenzione va posta, oltre che sulle caratteristiche individuali, anche sugli aspetti relazionali.

Poiché ogni bambino è un individuo in continua evoluzione, appare necessario approfondire, prioritariamente, se il caso specifico possa essere riconducibile ad una difficoltà evolutiva transitoria, o se esistano invece elementi per poter definire un disturbo vero e proprio, individuandone le cause e le possibilità di trattamento.

Questa è la ragione per cui, anche nel caso di un disordine alimentare infantile, si tende a preferire interventi multidisciplinari, che contemplino un trattamento sia medico-nutrizionale che psicoterapico, diretto non solo al bambino, ma a tutto il nucleo familiare.

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